TRASFORMAZIONE STORICA DELLA PRATICA DELLA "DUVADA"
La trasformazione della tradizione della Duvada da obbligo
feudale a consuetudine agraria regolata dal Comune. La trasformazione della
Duvada a Tito da obbligo feudale coercitivo a consuetudine agraria regolata dal
Comune (e poi a patrimonio culturale) rappresenta il passaggio chiave che ha
permesso la sopravvivenza della più antica opera pubblica esistente sul territorio
titese. Questa transizione storica riflette la metamorfosi giuridica del
Mezzogiorno tra l'antico regime e la modernità.1. La Duvada come
"Angaria" Feudale (Fino al 1806) Sotto la giurisdizione dei Marchesi
Laviano, la manutenzione della complessa rete di canali idraulici (gore o
fossi) alimentati dal torrente Noce non era una scelta, ma un obbligo feudale
coercitivo (angaria o corvèe).I cittadini e gli ortolani erano costretti a
fornire giornate di lavoro gratuito per ripulire i canali dal fango e dai
detriti accumulati dopo le piene autunnali. Questa fatica collettiva serviva a
garantire che l'acqua fluisse ininterrottamente verso i mulini marchionali,
massimizzando le rendite dei Laviano derivanti dallo jus de mola. Chi si
rifiutava di partecipare subiva sanzioni pecuniarie o il sequestro del grano da
parte dei guardiani del feudo.2. La transizione all'Amministrazione Comunale
(XIX Secolo)Con le leggi eversive della feudalità del 1806, la gestione dei
corsi d'acqua passò sotto la sovranità dello Stato e la tutela delle
infrastrutture locali venne affidata alle neonate amministrazioni comunali. La
regolamentazione municipale: Il Comune di Tito inserì la manutenzione dei
canali all'interno dei propri Regolamenti di Polizia Urbana e Rurale. Il cambio
di scopo: La Duvada perse il suo carattere di sfruttamento feudale e assunse
una funzione strettamente agricola, irrigua e di sicurezza idrogeologica per
l'intera comunità. L'acqua non serviva più a far girare le ruote dei marchesi,
ma ad alimentare i canali irrigui degli orti cittadini e a proteggere il paese
dalle esondazioni. Il principio di reciprocità: Il lavoro non era più dovuto a
un sovrano, ma regolato da un patto comunitario: chi usufruiva dell'acqua per i
propri terreni lungo la fiumara aveva l'obbligo di contribuire alla pulizia del
proprio tratto di canale.3. La struttura tecnica del rito. Nel corso
dell'Ottocento e del Novecento, la consuetudine si è consolidata in un preciso
rituale ingegneristico e sociale che si ripete tradizionalmente il primo sabato
di maggio: Lo sbarramento: Gli ortolani si radunano storicamente all'altezza
dell'antico Mulino "d mastu cola" (in località Acqua Bianca) o in
Contrada Martiri per ripulire l'alveo. La diga tradizionale: Viene costruita
collettivamente una piccola diga temporanea in pietre, argine di terra e
fascine di legno. La deviazione: Questa struttura devia una parte della portata
del torrente Noce immettendola nella rete dei canali irrigui comunali,
garantendo l'irrigazione estiva dei campi.4. Il recupero contemporaneo e la
Comunità dell'Acqua Verso la fine del Novecento, l'abbandono delle campagne e
l'introduzione di moderni sistemi di irrigazione a pressione hanno rischiato di
far scomparire la Duvada. Tuttavia, la pratica è rimasta in uso grazie a
storici agricoltori appassionati. Oggi la Duvada vive una nuova giovinezza come
presidio di sostenibilità e memoria storica, tutelata dal Comune di Tito e
rivitalizzata dal lavoro della Libera Associazione RiCrea APS e dal Forum dei
Giovani di Tito. Questo modello di gestione comunitaria è diventato un punto di
riferimento scientifico: l'Istituto di Scienze del Patrimonio Culturale del CNR
di Tito Scalo ha mappato questa antica pratica nel cortometraggio Le Comunità
dell'acqua lucane, celebrandola come esempio vivente di tutela del patrimonio
idraulico appenninico.

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